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MARE MOSTRUM

30 agosto 2014

A Lampedusa non c'è ombra di rifugiato, né la sensazione di una sua imminente invasione.

Le storie e gli avvenimenti del mare trovano terreno fertile nell'inchiostro dei quotidiani e in sporadiche e discutibili immagini filmiche trasmesse da approssimativi notiziari televisivi.

Secondo l'opinione di Nino, Celestino, Carmelo e Saro, tutti gli sbarchi,  dal mese di giugno 2014, sono stati dirottati su Pozzallo (CPSA) e su Crotone (CARA) perché gli albergatori e ristoratori dell'isola erano al collasso a causa della dileguante xenofobia del turista mediocre che confonde il rifugiato e il clandestino con il criminale in cerca di candida vittima.

Di fatto l'abracadabra dell'occultamento di cadavere sarebbe riuscito ad hoc se non fosse per quel piccolo dettaglio irrilevante a prima vista fin troppo coordinato con la morfologia urbano-isolana. L'agglomerato di barche per lo più azzurre spiaggiate a venti metri dalla via di passaggio più battuta di Lampedusa. L'impervia ma non invalicabile catasta, nella sua piazza più silenziosa mi ha restituito con immensa potenza scenografica, così ben organizzata da apparire artificiosa, il dramma visivo, episodico, silente, dei giorni in cui molte di queste nate barche ma vissute da scialuppa, furono per pochi ancore e per altri tombe galleggianti.

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